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MFS

Il predatore notturno più grande d’Europa, e specie protetta, è il vocabolario di forma per MFS.
Il gufo reale: la lungimiranza, la visione, l’immaginario, le ali della volontà, l’apertura della fierezza, l’energia liberatoria, l’avvedutezza. La visione del brand a tutto tondo, equilibrata come un buon vino, rotondo come la democrazia – perchè un brand rappresenta la libera scelta ed il potere della gente.

Il segno di MFS è anche il nero, il bianco, l’oro, il cerchio e la sua quadratura. Simboli che Le piaccia trovare descritti qui di seguito, come un mio esempio del tanto pensiero che dedico alla ideazione e alla realizzazione della identità visiva di un brand.

Parto dall’occhio:

BIANCO

Colore delle origini, il bianco è associato al latte, nutrimento primordiale e universale. La principale proprietà del bianco, per questa ragione, è la neutralità, lo stato di tutte le cose possibili, il divenire. Considerato positivamente, suggerisce la pace, la purezza originaria, la verginità, la saggezza. Negativamente, esprime la fragilità e la vulnerabilità. Allo stesso modo del nero, il bianco non è veramente un colore. Se il nero equivale all’assenza di luce, il bianco corrisponde alla totalità dei colori. Il bianco possiede un valore sintetico, come se riunisse in sé tutte le proprietà delle altre variazioni della gamma cromatica. Tuttavia, questo colore conserva la sua neutralità spesso evocata nella nozione di verginità. Esso individua così la fase anteriore all’esperienza. Molti rituali a carattere iniziatico (il matrimonio, la comunione, il battesimo) concedono ampio spazio al bianco. La sua applicazione funeraria, in Oriente, può d’altronde spiegarsi in questa prospettiva, confermando il valore iniziatico che la morte rappresenta, in quanto momento di transizione da uno stato all’altro. Come il nero, il bianco suggerisce l’incognito, il passaggio da una dimensione a un’altra. La pagina bianca è ancora neutra: essa non contiene ancora nessun segno, nessuna impronta, nessuna influenza; essa si colloca in uno stato anteriore a ogni esperienza. Che si pensi alla neutralità, alla purezza o alla verginità, questi stati prevalgono per la loro fragilità e l’assenza di resistenza rispetto alle sollecitazioni esteriori o interiori. Il bianco trova, in compenso, tutta la sua solidità e la sua forza, quando è esaltato nella saggezza conferita nel tempo. Ma non c’è nessun bisogno di avere i capelli bianchi per essere saggio e, inversamente, i capelli bianchi non dispensano necessariamente la saggezza. Il neonato appena venuto al mondo è puro. Al termine della sua esistenza, se si è comportato bene, se ha superato tutti gli ostacoli, dovrebbe ancora esserlo. Ma se il bianco appare un colore superiore, rimane tuttavia, fra tutte le tinte, quella più esposta e dunque la più vulnerabile. Basta poco per toglierli il suo splendore e macchiarlo. La neve, di un candore abbagliante, si degrada facilmente e perde le sue qualità alla minima aggressione. Il bianco possiede questa sensibilità tipica delle vette: il più piccolo cedimento gli è fatale. Il pensiero superstizioso fa del bianco un colore capace di proteggere. Per questo motivo, le camicie da notte sono bianche, perché si pensa che questo colore tenga lontani gli spiriti infernali, i demoni e i brutti sogni. L’idea che il bianco incarni il Bene, e il nero il Male, si ritrova in molti episodi o elementi mitologici. Questi due colori sono perciò spesso opposti o associati nelle leggende o nei simboli.

NERO

Il nero, poiché trattiene e assorbe la luce, si ricollega alle nozioni di profondità e di interiorità. Sul piano della realtà esteriore, questo colore evoca le viscere della terra; sul piano psicologico, incarna l’inconscio e le oscure profondità della sfera psichica umana. Il nero corrisponde all’assenza di luce. Esso trae la forza del suo significato dal suo carattere insondabile. Il nero è il tunnel di cui non si vede la fine, il pozzo di cui non si sa valutare la profondità. Esso è al di dentro, all’interno, al centro. Bisogna scavare per trovarlo: il carbone, il petrolio, materie ricche e vitali, sono sepolte nel suolo. Il nero si trova, in modo identico, nelle profondità dell’essere. Tutto ciò che è sotterraneo o nascosto, ha attinenza col nero. Se il nero è, in certe culture, il colore del lutto, non sono tanto la tristezza e il dolore le nozioni che vengono evocate, ma piuttosto l’ignoto ed il non manifesto. È l’oscurità che precede l’organizzazione del mondo, il caos primordiale che cede il posto alla luce, prima creazione di Dio. L’oscurità che genera apparenta il nero alle forze notturne e occulte. Esso rappresenta allora il lavoro latente del sogno, l’arresto delle attività esterne, l’espressione della vita interiore, il sonno del corpo, ma anche il risveglio dello spirito. È il colore che sembra governare l’immaginario. L’anima, d’altronde, in molte tradizioni, ha questo colore quando esce dal corpo. Il nero non corrisponde, da un punto di vista psichico, al pensiero logico e razionale, ma piuttosto alla vita fantasmatica, sia individuale che collettiva. Il nero si oppone alle idee di ragionamento, concettualizzazione e argomentazione. È tutto ciò che non si conosce, ma che tuttavia esiste. Se il nero angoscia, è perché rivela e potenzia una dimensione sconosciuta dell’essere. Le espressioni che contengono la parola ‘nero’ contribuiscono a mettere in evidenza il suo doppio valore, allo stesso tempo profondo ed essenziale. Il nero riveste un valore negativo quando esprime degradazione o deterioramento dello stato primordiale. In questi casi rappresenta il mondo infernale, caotico o depravato, che contamina il bianco. Al contrario, se il nero è puro, diventa esso stesso simbolo di elevazione (l’ebano, l’inchiostro, l’onice). In generale, il nero appare sotto il suo aspetto negativo di caduta in Occidente, e sotto il suo aspetto positivo di profondità in Oriente.

CERCHIO

Il cerchio ed il suo punto di mezzo, il centro, esprimono l’assoluto nel riunirsi indissociabile del principio e della fine, di ogni cosa come di ogni essere, della vita e della morte. Il cerchio rappresenta la perfezione, che si esprime nell’assenza di rottura o di cesura. La compiutezza, l’omogeneità e l’unione vi trovano la loro espressione più piena. Sprovvisto di angoli e di spigoli, il cerchio emblematizza inoltre l’armonia. Traduce, grazie all’assenza di opposizioni quali alto/basso o destra/sinistra, l’indifferenziato, non nella confusione, ma nell’uguaglianza dei principi. Il cerchio incarna il cielo in rapporto alla terra. Esso è di conseguenza un simbolo dello spirito e dell’immaterialità dell’anima. La testa, espressione corporea dei processi psichici, è d’altronde rotonda. L’unità si manifesta anche nel girotondo, che è espressione della fraternità, della catena umana, della forza dell’amore nell’unione. Elemento fondamentale, indissociabile dal cerchio in ambito simbolico, il centro è in relazione con l’unità primordiale, il cuore, il nocciolo, l’ombelico. È il luogo sacro dove si concentrano le energie materiali e spirituali. È il dentro opposto al fuori, l’essenza opposta all’involucro esteriore, l’anima opposta al corpo. Applicato all’individuo, il centro sintetizza, in forma di metafora, l’essenza.

QUATTRO

I quattro principi costitutivi, coi quali MFS fa quadrare il branding a tutto tondo, sono: STORIA, STRATEGIA, SPIRITO, STILE. Il quattro è universalmente, e dai tempi più remoti, manifestazione del solido, del tangibile, del definibile. Riferito alla dimensione interiore, i suoi significati sono la certezza, l’immutabilità, la permanenza. L’invariabilità è ben resa dall’espressione geometrica del quattro, il quadrato, che resta sempre lo stesso e non subisce deformazioni. Da qualsiasi lato lo si appoggi, è sempre un quadrato: stabilità perfetta, la sicurezza assoluta. Il quattro è anche un numero fondatore e i quaternari generali esprimono tutti questa idea di base o di compiutezza: i quattro elementi (terra, acqua, fuoco e aria), i quattro punti cardinali, le quattro stagioni, il quadrifoglio, le quattro fasi lunari, i quattro temperamenti fondamentali della’Antichità (il bilioso, il linfatico, il sanguigno, il nervoso), le quattro emozioni (gioia, tristezza, paura, dolore), le quattro ere mitiche (Età dell’oro, dell’argento, del bronzo, del ferro), i quattro regni (minerale, vegetale, animale, umano). Jung ha particolarmente a cuore le quattro funzioni psichiche fondamentali: il pensiero, il sentimento, l’intuizione e la sensazione.

ORO

Metallo prezioso, sacro e divino, l’oro è universalmente considerato il simbolo della perfezione e della ricchezza tanto materiale quanto spirituale. Riflettendo e sublimando la luce del sole, esso viene associato alle divinità supreme, da cui il suo uso nell’architettura sacra. Nella gerarchizzazione dei metalli, non c’è alcun dubbio sulla prevalenza dell’oro. Questo è il metallo superiore. Le quattro età dell’umanità utilizzano d’altronde il simbolismo dei metalli e testimoniano chiaramente la supremazia dell’oro sugli altri; l’Età dell’oro è l’epoca beata in cui regnano la felicità e la pace; segue un processo di degrado e di involuzione che passa dall’Età dell’argento, poi dall’Età del bronzo per sfociare nell’Età del ferro, che rappresenta l’epoca tormentata nella quale si trova attualmente l’umanità. “L’Età dell’oro era l’età in cui l’oro non regnava.” (Lezay-Marnesia). L’oro è la rappresentazione concreta del fuoco sacro. La sua durezza, la sua resistenza danno luogo ai significati positivi, e sono il corrispettivo materiale dell’incorruttibilità, della solidità e dell’integrità morali. L’oro rappresenta idealmente la conoscenza, la verità ed il risultato della ricerca; dimensione resa molto bene in ambito alchemico, visto che scopo dell’alchimia è la trasformazione dei metalli (simbolo dei livelli impuri e inferiori) in oro (simbolo del percorso interiore, del raggiungimento dei livelli puri e superiori). L’oro resta, in definitiva, sempre e dappertutto, un materiale sacro, per cui, malgrado l’immagine dell’avaro che conta i suoi scudi d’oro, non esprime l’attaccamento alla materia come invece fa l’argento. La leggenda del re Mida insegna d’altronde che l’oro non può appartenere all’uomo senza renderlo schiavo.

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